Perché scrivo
Milioni di persone, nel mondo, praticano qualche sport e sopportano sacrifici, spese e talora anche qualche rischio, per soddisfare una passione che ai pigri appare strana e incomprensibile. Ci sono calciatori, sciatori, tennisti, e così via, che dalla pratica sportiva riescono a ottenere la celebrità e magari anche la ricchezza. Però sono pochi, particolarmente dotati di talento e forse anche più fortunati di altri. Invece, quelli che dalla propria passione sportiva non guadagnano niente, per quale motivo si ostinano a sciupare tempo, energie e anche soldi?
Ci sono altri milioni di persone che amano cantare, ma soltanto pochi privilegiati ne fanno una professione, e anche tra questi ultimi c’è chi ha più fortuna e chi ne ha meno. Moltissimi non ci guadagnano niente, e nemmeno lo sperano. Perché sprecano il fiato, magari mentre si stanno facendo la doccia o radendosi la barba, al mattino? Quali vantaggi sperano di ottenerne?
E i pittori? Quanta gente si dedica alla pittura, nel suo tempo libero? Qualcuno di loro dipinge perché spera che la sua arte venga riconosciuta e apprezzata, ma molti altri lo fanno soltanto per il proprio piacere. D’altra parte, anche certi pittori del passato, che oggi sono celebri e ammirati, hanno sopportato lunghi patimenti per tutta la vita e sono stati finalmente apprezzati quando erano ormai andati all’altro mondo. Ne valeva la pena? Secondo me, no.
E come mai, in questo nostro mondo vario e strambo, c’è ancora qualcuno che si interessa di politica? E magari si affatica a fare propaganda per il proprio partito, affrontando ferventi discussioni con persone di opposta opinione, senza la speranza di ottenerne un vantaggio qualsiasi? Anzi rischiando, al limite, di beccarsi qualche legnata da qualcuno che non la pensa come lui? Posso capire che una persona ambiziosa, smaniosa di emergere, sia disposta a sopportare qualche disagio, in vista dei vantaggi che potrebbe ottenerne. Però, chi non ha di queste velleità, secondo me, farebbe meglio a farsi dei bei sonni.
In questo momento, nel mondo, ci sono certamente milioni di donne che stanno “facendo sesso”, ma soltanto alcune di loro concedono il proprio corpo in cambio di un corrispettivo in denaro. Alle altre donne, che non ci guadagnano niente - e sono probabilmente la stragrande maggioranza - chi glielo fa fare? Perché sono disposte a rischiare una gravidanza indesiderata, o qualche malattia venerea, per ottenere un piacere effimero e che inoltre - stando a quanto si dice nelle rubriche di sessuologia delle riviste femminili - può spesso rivelarsi deludente?
Qualcuno dirà che queste domande sono assurde. Nessuno, tra quanti hanno raggiunto il successo nel proprio campo - calciatori o tennisti, pittori o scultori, cantanti e così via - si è mai domandato per quale motivo ci siano tante persone che praticano gratuitamente quelle stesse attività, magari anche in età non più giovane e senza speranze di emergere. Tanto meno si è sognato di compatirli, o di farsene beffe. Chi ama la propria attività, non si stupisce che altri condividano la sua stessa passione, anche se non ci guadagnano niente.
Eppure, occasionalmente, qualche scrittore di successo ha espresso sui giornali il proprio stupore per il fatto che milioni di persone si affaticano a scrivere libri che nessuno leggerà, e li fanno anche pubblicare a proprie spese.
“Perché c’è tanta gente che scrive?”. La risposta è ovvia, e sarebbe lecito domandarsi che cosa possa avere da dire, di veramente valido, uno scrittore (“affermato” o no) che non sappia arrivarci da solo.
Scrivendo - come avviene in qualunque attività umana, purché liberamente intrapresa - ognuno esprime appunto la propria libertà, e questa è una ricompensa in se stessa.